Una volta terminato un romanzo, la sceneggiatura è sempre quella.
Euforia iniziale, accompagnata da un senso di appagamento. Sorriso scemo che si stampa sul volto. Frenesia: vorrei farlo leggere al mondo intero, fermare il primo che passa sul treno e mostrargli tutte le 400 pagine formato A5 di documento Word, per dividere con lui/lei questo capolavoro di cui nessuno ancora è a conoscenza.
Poi, viene la fase di aridità creativa. Questa volta seguita da uno strano attaccamento, stile coperta di Linus. Che mi spinge a buttare giù un seguito: amo troppo questi personaggi, ci sarebbe un'altra storia interessante per loro, perché no...
Infine, arriva il mattone tra capo e collo. Perché spulciando qua e là, rileggiucchiando, facendo scorrere quel benedetto tasto Pag Giù...
...non ci posso credere...
...com'è possibile...
...IL MIO LIBRO FA SCHIFO!!!
Sì, è la cruda realtà. Dieci mesi di scervellamenti, correzioni, scritture notturne e riscritture diurne, schemi, studi per rendere coerenti le battaglie, limature stilistiche, ripensamenti, cambi di snodi della trama...puff, tutto va in fumo in un momento.
E' pieno di refusi.
Ripetizioni.
Ridondanze.
E la trama fa acqua da tutte le parti.
E allora parte la frenesia correttrice: quanti aggettivi posso togliere? Quanti avverbi sono davvero indispensabili? Il punto di vista è coerente in ogni paragrafo? Perché Tizio avrebbe dovuto dire questo e poi contraddirsi tre capitoli dopo? E la mia protagonista, sarà una Mary Sue? In questo dialogo c’è infodumping? C’è qualche brano superfluo allo svolgimento della storia? Sono stata troppo aulica? Ma questo kaiser di libro se lo leggerà mai qualcuno? E perché poi? Non piace nemmeno a me...
Tanto per citare uno dei miei musical preferiti:
“Goodbye love, hello disease…”
La parte divertente è finita. Ora inizia il duro, durissimo lavoro.

